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Tette e culi. Quando il ritocchino serve al cervello.

Qualche tempo fa, seduta sul tram, ho afferrato le parole di due ragazze, probabilmente liceali, le quali, sedute davanti a me, parlavano della loro classe.
Queste magnifiche due facevano riferimento a una classifica un po’ particolare…
Catturata dalla precisione con cui mettevano in fila nomi di compagne mi sono incuriosita e ho origliato come la peggiore e la migliore delle investigatrici, cercando il più possibile di raccogliere elementi per la mia ricerca antropologica.

Fermata dopo fermata vengo così a conoscenza della “Classifica delle tette e culi” delle fanciulle della loro classe.
Classifica svolta, devo ammettere, con il massimo acume e con assoluta precisione.

Finalmente ho trovato l’illuminazione e ho capito!

Ecco a cosa serviva geometria, ecco dove risiedeva l’importanza della matematica, della fisica, della chimica, dell’italiano e del latino.

Tutto sta lì.
Italiani, preparatevi a stilare le migliori classifiche di tette e di culi, ne abbiamo tutte le competenze e le facoltà.

 

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Per un pugno di torta

Santo era un ragazzotto piuttosto basso, tarchiato, scomposto e, sfortunatamente, era evidente a tutti che madre natura non fosse stata gentile con lui.
Aveva un cervello funzionante, però, che lo rendeva ancora più infelice.
Mentre lo osservavo con tenerezza, dall’altra parte dell’aula, aggiustarsi gli occhiali da vista legandoli con un elastico intorno alla nuca alla maniera di un personaggio caricaturale di un film, pensavo che avremmo potuto fare amicizia e, forse egoisticamente, a quanto sarebbe stata più bella la sua vita in compagnia della mia allegria e della mia persona.

Niente di più falso.

Ogni minuto di tenerezza nel mio sguardo verso di lui dev’essergli pesato più di un macigno perché le parole affettuose che mi riservava all’inizio sono sempre di più diventate non-parole, silenzi e non solo…

Un giorno cercai il mio solito posto in aula e vidi che lui l’aveva occupato con la sua borsa logora per impedirmi di prenderne possesso.
Quel giorno non solo non spostò la borsa ma mi indicò persino il posto nella fila dietro dove mi sarei potuta sedere, cosa che io ovviamente non feci.

Lo invitai diverse volte a pranzo, offrendogli il cibo e l’ospitalità di un’amica.
Gli portai persino la colazione in classe, per rendere più piacevole la nostra giornata di studio.

Mi sono accorta solo ora di quanto questo tentativo di piacergli non fosse altro che una pacca sulla spalla dello storpio.

Ad aprirmi gli occhi è stato proprio lui, portandomi in classe un pezzo della sua torta fatta in casa, primo segno di amicizia per parte sua.
Mi passò da davanti, aveva infatti occupato sempre lo stesso posto, costringendomi a cercarne un altro, una piccola vaschetta, mi fece un mezzo sorriso e mi disse “eccola, questa è per te”.

Quando vidi la vaschetta, minuscola, rimasi senza parole: piccole briciole di torta al cioccolato erano sparse per la vaschetta, e, solo in un punto, formavano una pallina densa non più grande della mia falange.

Parevano i resti di una piccola battaglia tra formiche, quella che lui voleva portarmi a combattere, portandomi al suo livello.

Liebster Award Tag – Doppia Nomina!

Finalmente posso dedicarmi anch’io, con molto ritardo ma con molto piacere, a rispondere alle domande che mi sono state poste da Maura C e da Maria Rosaria, che ringrazio di cuore.
Per chi non conoscesse questo gioco, le regole sono semplici: si ringraziano i blog che ti hanno nominata, si risponde alle loro domande e se ne fanno delle altre, nominando a propria volta altri blog.
Avendo io risposto con molto ritardo, per questa volta, non nominerò nessuno, ma mi propongo di essere decisamente più attiva al prossimo. Per scusarmi, posso solo dire che ho avuto diverse problematiche personali che, per fortuna, ho risolto.
E ora veniamo a noi!

Le domande del bellissimo blog di Maura
.

Quando hai cominciato a scrivere? Raccontaci un aneddoto.
Ho cominciato a scrivere da piccola, ho sempre amato leggere e ho iniziato a scrivere principalmente temi a scuola e diari segreti.
Non ho un vero aneddoto, ma un dolce ricordo: in terza elementare scrissi un finale alternativo de
L’Orlando Furioso che mia madre ancora conserva nel cassetto
Consideri il tuo blog come il tuo diario segreto?
Decisamente, soprattutto perché se le persone interessate ne venissero a conoscenza, dovrei sparire dalla circolazione.
Cosa ti piace fare oltre a scrivere?
Mi piace leggere, ballare, cantare e fare lunghe passeggiate nella natura con il mio cane.
Qual è il tuo libro preferito?
L’Eneide.
Se potessi esprimere un desiderio per migliorare il mondo, quale sarebbe?
Se potessi partire da un desiderio grosso, eliminerei la violenza, partendo  da quelli piccoli, vorrei semplicemente che ognuno, ogni giorno, si prendesse cura di un’altra persona o un altro essere vivente con un piccolo gesto di umanità.
Cos’è per te il successo nella vita?
Aiutare il progresso della società.
Se fossi un colore, quale saresti?
Il primo che mi è venuto in mente è Lilla, ma non so perché, il Lilla nemmeno mi piace di solito! Lilla, forse solo la parola mette allegria.
Quale qualità di da più fastidio in una persona?
Nessuna, se è una qualità posso solo esserne contenta.
Ci sono invece quelle che alcuni considerano delle qualità e che invece per me sono difetti, come, ad esempio, i finti cortesi, i lecchini. Sarà perché sono cresciuta con genitori che mi hanno fatto (e mi fanno) sudare per avere un complimento, ma i lecchini proprio non li sopporto.
Qual è il tuo rapporto con la TV?
Non la guardo quasi mai, a parte i Simpson ogni tanto. La uso per guardare i film, principalmente.
Cos’è per te la cultura?
Un insieme di dati che vengono accumulati dalla nostra mente e che ci permettono di scrivere il ‘libro della vita’, ovvero quel libro in cui sono raccolte tutte le nostre esperienze che, se siamo bravi, possiamo scrivere anche per altri condividendo così la nostra conoscenza.

Queste, invece le domande del bellissimo blog di Maria Rosaria.

Meglio scegliere con il cuore o la ragione?

Meglio scegliere con entrambe.
Ti piaci come sei o vorresti essere diverso/a?
Vorrei essere diversa, vorrei fidarmi di più delle persone e pensare bene di loro.
Vorrei farmi capire di più anche se, a volte, penso di essere aliena in questa società.
Quali sono i tuoi hobbies?
Leggere, scrivere, comporre puzzle, guardare film romantici e passeggiare nella natura.
Se fossi un film quale vorresti essere?
“Duello al sole”
Preferisci il mare o la montagna?
Vai con il mare anzi, dentro al mare. Sono un pesce, starei sempre in acqua.
Sei pigro/a o attivo/a?
Sono molto pigra e molto attiva. Non ho mezze misure.
Se fossi un animale quale vorresti essere?
Il mio cane sicuramente, visto quanto è viziato.
Al secondo posto direi un animale maestoso che incute un po’ di soggezione come un leone o una balena, una lince, un ghepardo.

Ci tieni più alla forma o alla sostanza?
Moltissimo a entrambe.
Ami la solitudine o la compagnia?
Amo la solitudine non riuscirei a stare senza ma un po’ di compagnia ci vuole, così apprezzi meglio la solitudine.
Quale qualità ti piace nelle persone?
L’allegria.
Sei un tipo da città o da campagna?
Amo camminare nella natura ma sono un animale da città e nessuna città è abbastanza grande per me.
Definisciti con un aggettivo
Empatica.

Grazie ancora a tutti quelli che hanno giocato e a Maura e Maria Rosaria che mi hanno nominata.
Andate a vedere i loro bellissimi blog!
Mi sono divertita tantissimo a rispondere alle domande.
Ci vediamo al prossimo tag, un abbraccio a tutti.

Come ci proteggiamo inconsciamente dalle energie negative

Qualche giorno fa ho sentito per telefono un mio caro amico che sta attraversando un periodo difficile e ho sentito che la nostra comunicazione, non verbale, aveva delle difficoltà.
La sua energia, debole e messa alla prova in questo periodo della vita, non era, per dirla alla discotecaro milanese, al TOP e io ho sentito il bisogno, una volta chiusa la conversazione telefonica, di dare uno sguardo alle preghiere e ai metodi per purificare le proprie energie.
A furia di leggere mi sono proprio appassionata e ho scoperto delle cose interessantissime che voglio condividere con voi.
Premetto che sono sempre stata una ragazza piuttosto sensibile, energeticamente e caratterialmente parlando, ma non ho mai avuto la cultura e la formazione necessarie a capire come proteggermi al meglio dall’energia ‘spazzatura’ circostante.
Siccome però siamo soli al mondo ma non siamo mai soli, ho scoperto che le mie scelte sono sempre state condizionate da qualcuno e da qualcosa che ha protetto la mia ignoranza.
Non preoccupatevi, cari lettori, adesso arriverò al punto e mi spiegherò meglio.
Quali sono i modi per proteggerci?
Ce ne sono tantissimi e questo accade perché l’odio è un vicolo cieco, l’amore invece è un albero pieno di rami, a volte non tutti i rami però funzionano per noi in quanto, come uccellini, dobbiamo trovare il ramo adatto, quello in cui ci sentiamo più liberi di fare il nido.
Innanzitutto, un metodo efficace, è sicuramente quello di non prestare attenzione al basso livello energetico altrui che attacca la vostra aura con invidia, risentimento e altre energie di basso livello.
Preoccupandoci, infatti, stiamo già permettendo all’altro in qualche modo di entrare e di seminare una pianta marcia nel nostro cuore.
La nostra persona, soprattutto se è sensibile, si accorge però di quello che le sta accadendo intorno e si trova, in qualche modo, in uno stato di allerta che è difficile calmare subito.
L’ideale sarebbe rivolgersi alle proprie guide spirituali e risolverla da soli per accantonare i brutti pensieri immediatamente chiedendo di trasformare la potenza energetica mandata dall’altro in energia positiva per la stessa persona mandante.
Se ci fa stare più sicuri ci sono però altri metodi tra cui l’aiuto dei cristalli purificatori, tra cui spiccano l’ametista, il cristallo di rocca e la giada, i quali, se mantenuti correttamente e con la giusta pulizia (approfondirò l’argomento), puliscono l’ambiente in cui viviamo, le nostre energie e, di conseguenza, anche i nostri pensieri.
Pensate, per ritornare al titolo, che quando ero piccola mi piaceva collezionare inconsapevolmente tutti i minerali e andavo spesso al fiume a raccoglierli (ricordiamoci che al fiume sono già puliti e ‘pronti per il primo utilizzo’) per portarli a casa.
Un altro metodo che io non conoscevo, viene dai nostri amici animali, concreti e visibili o animali guida.
Quando ero piccola ho chiesto ai miei genitori insistentemente una tartaruga d’acqua per poi scoprire ultimamente, guarda caso, che la tartaruga serve a proteggere dalle energie ambientali molto basse.
Il cane? Stessa cosa, il cane non è un collegamento, a differenza del gatto, il cane è protezione e ci viene affiancato quando non siamo in grado di difenderci da soli e abbiamo bisogno di altra energia vicino a noi.
Possiamo chiamare e rivolgerci concretamente proprio a lui/lei in aiuto quando ci sentiamo deboli e ‘sotto attacco’ energeticamente.
Anche piante come Rosmarino, Menta e Ginepro sono forze vive che ci aiutano energeticamente.
Ricordate solo di non sovraccaricarle troppo di lavoro perché essere lavorano già fisicamente nella pulizia dell’ambiente e nella produzione di ossigeno e sono quindi già molto ‘impegnate’ di loro, chiedere anche un aiuto così importante potrebbe debilitarle, essendo poi così sensibili.
Ultimo ma non ultimo di certo è l’aiuto che ci viene dato dal nostro amico ‘invisibile’, l’animale che ci capita spesso di sognare e che ci vuole dire qualcosa.
Se sognate un animale, non è per caso, spesso può infatti trattarti del nostro animale guida a cui possiamo rivolgerci visualizzandolo nel momento del bisogno.
L’animale guida infatti è solo il volto che ha quel tipo di energia che ci viene in aiuto e che serve a noi per essere riconosciuta in un determinato modo.
Se non avete ancora un animale guida potete sceglierlo e richiamarlo provando a visualizzarlo davanti a voi per infine chiedergli di assistervi.

Bello, vero?

Un abbraccio a tutti voi!

 

 

 

 

 

 

 

 

Il DJ

Il DJ ho avuto la fortuna di incontrarlo a una festa privata, più precisamente a un after party della MFW (Milano Fashion Week), very fescion solo per vipz come me che sono entrata grazie a una mia non proprio amica russa che fa la modella (o almeno così dice) e  che mi ha fatta passare con il nome della sua amica.
Immaginatevi la scena:
Nome?
“Anusjuahdjska”
Molto credibile…
Comunque si sa che le ragazze che controllano queste liste non hanno proprio una mente brillante alla Steve Jobs e quindi sono entrata lo stesso.
Stretta tra i modelli di sfilata ho pensato bene che mi mancasse l’aria e così ho chiesto a un organizzatore della festa di indicarmi la prima uscita e, fato vuole che questo accadimento mi abbia permesso di incontrare la figura più cercata del 2000, il DJ.
Con la sua camminata lenta e molleggiata, mi accompagna fuori e, con una scusa, riesce a strapparmi il numero.
Qualche giorno dopo mi invita alla festa dove suona ed è ospite speciale.

“Se paghi l’ingresso poi in qualche modo ti faccio passare nel privè”

Capisco che i Dj al giorno d’oggi debbano portare più gente possibile per venire presi in considerazione dalle discoteche ma come primo appuntamento avrebbe potuto inventarsi di meglio.
Accortosi della cavolata uscita dalla bocca ha aggiustato un po’ il tiro:

“Anticipa i soldi che poi te li restituisco, è solo per far vedere che la gente viene per sentire me”

Ovviamente non sono andata.
Passa ancora qualche tempo e mi dimentico questa figura mitologica ed ecco che però rispunta improvvisamente e mi chiama per complimentarsi con me, per quanto sono bella nelle ultime foto etc…
A fine telefonata fa un breve accenno a una foto che ha visto con un mio amico, il quale, non a caso, è proprietario di una discoteca.
Con il massimo distacco gira intorno alla questione e cerca di farmi capire che vorrebbe tanto conoscerlo.
Io gli dico che non c’è problema, e continuo la conversazione chiedendogli altre cose sul suo lavoro, in particolare sul suo secondo lavoro nella produzione televisiva, interessata a sentire la sua esperienza (mi piacerebbe, infatti, lavorare nel cinema).
Lui mi risponde con un inaspettatissimo:

“Eeeeh, approfittatrice, voi donne siete proprio approfittatrici e strateghe”

Io che volevo solo chiacchierare con uno che, a quando pare, mi aveva chiamata solo per convenienza, ho trattenuto la rabbia e ho concluso con una verità che ancora adesso ritengo sacra:

“E voi DJ siete proprio delle puttane”

Insomma, è proprio vero che le persone che agiscono in mala fede pensano sempre che gli altri facciano altrettanto.

 

Il Centauro

Preparate pasta al forno, panini, bibitoni e occhiali da sole, oggi vi porto a fare un giro.
In moto?
Macché! Ormai Tom Cruise che vi viene a prendere in moto sotto casa è superato, adesso viene in motorino!
Di cosa vi lamentate, non è abbastanza virile?
Forse no, ma almeno a bordo c’è abbastanza spazio per la busta dell’Esselunga.

Il Centauro t’inganna in quanto dalle foto su Facebook sembra una sorta di Superuomo; vestito con la tuta da moto e il casco sotto braccio cavalca i social network con fare sicuro.
Lui è il bel ragazzo che sfoggi sul cellulare e di cui mostri le foto con orgoglio alle tue amiche.
Con il suo burbero fare misterioso ti consiglia di lasciarti la domenica libera perché ti porterà in un posto speciale: sei l’unica donna infatti che gli ha ispirato tanta fiducia da potersi rivelare, l’unica con la quale sente di poter condividere la sua grande passione.
Non vi dico la mia gioia, mi sveglio presto e mi preparo, voglio essere bellissima per l’occasione, non mi sembra vero.
Scendo vestita con il migliore outfit per una gita domenicale estiva, pantaloncini, occhiali da sole, zeppe e cappello a tesa larga con romantico fiocco su un lato.

Dopo poco, eccolo arrivare con una sorta di furgoncino rosso ricolmo di attrezzatura e dei suoi amici i quali, in canottiera, panino e birra in mano, alle 9 di mattina, con braccia rigorosamente fuori dal finestrino, mi guardano come vedessero acqua nel deserto.
Cerco di farmi strada tra i suoi amici, con pance più grosse di quelle di donne incinte e via “verso l’infinito e oltre”.

Dopo un viaggio infinito in autostrada, il tutto ovviamente con i finestrini completamente abbassati perché
“raga, l’aria condizionata costa, se la volete fate benza voi” e dopo aver raccolto tutti i soldi per la colletta del pedaggio del casello, arriviamo in quello che io penso essere un campo nomadi e che invece scopro essere un raduno di motoamatori alternativi, ovvero gli amanti dei motorini (perché a trent’anni non si sentono ancora pronti per una vera moto).

Tende e furgoni ovunque con persone sedute sotto teloni a fianco a improbabili motorini tutti colorati. Uomini seduti sulla sedia con tanto di pancia e sedere di fuori stretti in aderenti T-shirt con i disegni stampati ingranditi dalla circonferenza della vita bivaccano con i piedi immersi nelle borse frigo dove galleggiano lattine di birra.
Per non parlare delle loro compagne donne, tutte con capelli gialli o dello stesso colore dei motorini, vestite in abiti succinti (le avranno pescate strada facendo?) con un piede tengono il guinzaglio del cane, in braccio il futuro ‘king’ della famiglia (il povero pargolo neonato), e con l’altra mano preparano da mangiare o passano birre al marito.
Incantata com’ero dall’osservare questo spettacolo del grottesco, mi stavo per perdere il mio Centauro.
Puntuali, gli amici vengono a chiamarmi perché lui mi vuole al suo fianco in questo momento importante.
Eccolo lì, si mette il casco, la tuta, che uomo.

Peccato solo che l’uomo in questione, dopo tutta questa cerimonia, sale su una specie di triciclo, un vero e proprio triciclo ‘prototipo’ che lui e i suoi amici hanno creato per l’occasione.
Sale sul triciclo tutto imbacuccato e si mette alla linea di partenza.
Nelle prove precedenti la velocità massima sfiorata dagli altri partecipanti è stata 129 km/h, una velocità che generalmente le moto, quelle vere, raggiungono in prima, però vabbé, io sono qui a tifare per il mio Centauro!
Insomma, ritornando a noi, il Centauro mette in moto ma, udite udite, il triciclo non parte. Prova e riprova, arrivano anche i suoi amici a smontare qualche altro pezzo ma niente, il triciclo non parte.
Io, il Centauro e i suoi amici dobbiamo tornarcene a casa nella vergogna più totale.
Il forte Centauro, mi riaccompagna fino alla porta, mi abbraccia e scoppia a piangere:

“Non ce l’avrei fatta senza di te oggi, se non ci fossi stata tu mi sarei ucciso direttamente.
 Vedi le coppie che c’erano, quello è vero amore! Diventeremo anche noi così un giorno, non ci conosciamo ma io so già che sei quella giusta”

Io non sapevo che dire e, nell’imbarazzo gli ho dato una pacca sulla spalla e sono salita in casa.

Mai più. MAI più.

Ho già detto mai più?

Il Rapper (s)conosciuto

Siccome sono una ragazza fuori dagli schemi, che è un modo gentile per non dire che sono un po’ fuori di testa, amo vestire i miei panni peggiori nell’ascoltare musica rap e nell’andare anche ai concerti.
Così, sperando di sfruttare l’occasione per fare nuove amicizie e nuovi/e compagni/e di concerti (chi ama andare ai concerti sa bene quanto sia importante raccogliere proseliti per riempire le cosiddette ‘macchinate’), mi sono recata a un evento in città, un ritrovo per soli amanti del genere musicale.
Appena arrivata, vista la gente lì presente, me ne sarei voluta già andare, però, siccome io fino a che non vado dal lupo con il mantello rosso per farmi mangiare, non sono contenta, sono stata lì fino alla fine.
Dopo i soliti dibattiti, triti e ritriti, è stata messa un po’ di musica e mi sono accomodata al bar bella tranquilla con la mia birretta.
Eccoti qui che mi arriva un tizio da destra il quale, con mossa strategica (non ho fatto in tempo a togliere la sedia con il piede come faccio di solito per evitare seccature), si siede di fianco a me ed esordisce con una frase ad effetto:

“Le donne al bancone che bevono mi ricordano sempre Bukowski”

“Ah sì?” rispondo io, girandomi dall’altra parte

“Come mai se qui?”

“Mi piace il rap, tu perché sei qui?”

“Ma come, ti piace il rap e non mi riconosci?”

Io lo guardo, lo scruto, lo riguardo ma in testa ho il vuoto mentale.
Mi immagino, speranzosa come tutte le donne, sia il mio principe che oggi si è  vestito da rospo per trovare la sua principessa.

” Non mi viene in mente niente…”

“Io sono Treninociufciuf”
(Il nome è di fantasia ma vi assicuro che il suo è altrettanto ridicolo)

Lo guardo esterrefatta, cercando di fissare il suo terzo occhio per evitare di scoppiargli a ridere in faccia.
Lui continua parlando di come è famoso lì in quella città, fa un complimento a se stesso poi uno a me, uno a se stesso e uno a me e così procede la conversazione, anzi, il monologo.
Un vero e proprio paraculo.
Gli dico che di lì a poco sarò a un concerto di un rapper, questo davvero conosciuto e un bravo artista e lui mi risponde che non crede di andare perché questo artista si è venduto, non fa più vera musica a differenza sua che, per il lavoro che fa ogni giorno, è sottovalutato perchè non si è venduto.

La settimana dopo mi reco al concerto dell’artista in questione e chi ti becco?
In Lombardia diremmo ‘Talllààà’.

Il Rapper (s)conosciuto che sta elogiando con il suo fare paraculo la security dell’artista in questione.
Una volta dentro, avendomi vista, cerca di ridarsi un tono:

“Sono venuto solo perché ‘Conoscenzaditurno’ mi ha fatto entrare, altrimenti non avrei dato i miei soldi a quel venduto”

“Certo Treninociufciuf”

A fine concerto arriva il suo amico Conoscenzaditurno che ci accenna la possibilità di conoscere l’artista di persona.
Ecco che Treninociufciuf diventa elettrico, prega, impreca, inizia a piangere e a dire

“Se dovessi conoscerlo mi metterei a piangere come una bambina, non ci posso credere, è il giorno più bello della mia vita”

Pochi minuti dopo però i piani cambiano e ci dicono che non sarebbe stato più possibile.
Ecco che Treninociufciuf si incupisce, diventa scuro in volto e conclude:

“è proprio un venduto bastardo”

Insomma,  per concludere con Bukowski, dato che è tanto amato da TreninoCiufCiuf:

“Non essere giù perché la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un’altra e ti lascerà anche quella.”

Lo scrittore (non) affermato

Mi duole scriverlo perché investivo grandi speranze nella categoria, ma un altro profilo da tenere a debita distanza è sicuramente quello dello Scrittore (non) affermato.

Lo Scrittore non ti dà appuntamento, ti dice che “ci sarà”. Il luogo non è segnato sulla cartina ma, con un po’ di buona volontà lo trovo, si tratta di una piazzetta in cui ci sono dei locali che pubblicizzano il vino a “un euro” sorvegliati da simpatici spacciatori africani.
Tra una molestia e l’altra, ho aspettato mezz’ora sotto la pioggia, e, sul punto di andarmene (ricordate che lo scrittore non usa mezzi moderni come il cellulare), lo vedo arrivare.
Capello lungo raccolto in mezzacoda, occhialetto, inzuppato dentro a un giubbetto di lana colorata.

“Ciao, sono contenta che tu non te ne sia andata.  La colpa è del tram, ho dovuto prendere quello successivo perché sul primo c’era il controllore”.

AIUTO.

Entriamo nel locale meno scabroso e prendiamo da bere, stessa birra media per entrambi, almeno su una cosa siamo d’accordo.

La conversazione inizia, prosegue e termina con il racconto di tutta la sua vita.
Lo scrittore infatti ha fatto un’analisi accurata anzi, una psicoanalisi di se stesso dall’infanzia fino alla maturità e mi elenca i suoi “demoni interiori”, il rapporto con il “narcisismo egotico” di  sua madre e il “complesso edipico”, il “complesso di inferiorità” nei confronti di suo padre il quale, pover’uomo, oltre a mantenere gli studi di quello squattrinato del figlio, deve sentirsi anche rimproverare quanto la sua assenza gli abbia causato problemi e abbia provocato l’inizio della sua dipendenza da droghe.
In poche parole il poveraccio si spacca la schiena per dare soldi al figlio per studiare, il figlio però li usa per farsi le canne e riversa pure tutta la colpa sul padre.

‘Sti scrittori.

Lo Scrittore non ha un posto letto perché non vuole stabilità nella sua vita e così, per risparmiare, ha trovato in periferia quello che chiama un ‘posto divano’ nell’appartamento di una coppia che vuole arrotondare.
Da quello che percepisce il mio olfatto il risparmio non si è fermato al posto letto ma anche alla doccia…

A un certo punto, persa nei meandri della vita dello scrittore, mi vedo arrivare una ragazza con la valigia che si siede nel nostro tavolo.

                                       “Eccoti, ti ho cercato da tutte le parti”

Quest’altra ragazza, una ragazza conosciuta su internet che lo scrittore doveva ospitare a casa sua nel ‘posto divano’, era stata lasciata sola alla stazione dallo scrittore il quale, con un gioco di prestigio, l’aveva seminata per presentarsi all’appuntamento con me contando poi di andarla a riprendere una volta finito.

Questa comincia a parlare di droga e di rave party e io, con una scusa, mi alzo e cerco di filarmela.
Quasi arrivata a casa mi vedo lo Scrittore alle calcagna, il quale mi aveva raggiunta di corsa per dirmi di avere sbagliato e chiedermi quando ci saremmo potuti vedere in quanto

 “ha ancora molte cose da raccontarmi e io sono  l’unica che secondo lui può comprenderlo”.

Questa volta il gioco di prestigio l’ho fatto io e sono sparita immediatamente.

Il Pelatino

Cos’è il Pelatino, direte voi, chi è?
Un pomodoro forse? Un ingrediente? Un modo di vivere?
No, no, no.

Il Pelatino non è solo una persona, una persona molto brutta, per giunta.
Il Pelatino è quel momento della tua vita in cui ti senti triste, sola e sconsolata, quel momento in cui tutti i parenti e amici si chiedono cosa ci sia in te di sbagliato e perché tu non abbia ancora trovato la persona giusta, la tua dolce metà.

Ed ecco che tu cedi, cedi e concedi finalmente l’appuntamento a quel pedante, stressante signore che tu hai sempre ignorato.

Quello che ti ha scritto i messaggi più dolci per svegliarti e per mandarti a dormire, il ragazzo d’oro, quello bravo ma talmente brutto da far impietrire persino Medusa, il Pelatino, appunto.

Basso, calvo, magro e sgraziato, il Pelatino conosce ogni dettaglio della tua vita e di quella dei tuoi genitori.
Accompagna la sua gentilezza senza confini al lancio di messaggi subliminali che già ti vedono assieme a lui all’altare.
Faccio un esempio e cerco di spiegarmi meglio.
Hai il cane? A lui non piace che i cani dormano in casa e, come il miglior contabile, cerca di assicurare sin dal primo appuntamento un’altra sistemazione alla bestiola in previsione del futuro fidanzamento e matrimonio.
Qual è lo stile di arredamento che preferisci?
Il Pelatino ha già previsto quanto spendere per arredare il vostro futuro nido (gabbia) d’amore e già ti chiede il permesso di mettere le lampade che sua nonna ha passato a sua madre e che tutti si aspettano lui appenda nella sua futura casa.

Il Pelatino non lascia niente al caso e, se per caso doveste incontrare casualmente un suo collega di lavoro o un suo conoscente, state pur certe che  il perfetto sconosciuto sa già chi siete e cosa fate nella vita e la versione romanzata di come tu e il tuo Pelatino personale vi siete incontrati, l’inizio della vostra bellissima storia d’amore e di come il Pelatino vi ha raccolte come un frutto caduto dall’albero e vi abbia fatto vivere i momenti più belli e romantici della vostra vita, di come vi abbia presentate a ogni persona ‘giusta’ della città, di come abbia ridato anima e direzione alla vostra esistenza.

E tutto questo, signori e signore, solo alla seconda volta che vi vedete.
Per il ‘prezzo’, un affare insomma!

Prima che però il Pelatino si inserisca anche nel vostro Curriculum Vitae, se siete ancora in vita, voi fuggite.

Il Pelatino infatti è quella figura da cui nei film tutte scappano a gambe levate, quella che se ti guardi allo specchio alla mattina, ti sembra di vedere alle spalle e ti spaventi, quella che nessuna tisana rilassante riuscirà a togliervi dalla mente.
Quindi, io, il vostro medico di fiducia con tanto di specializzazione in delusioni amorose, vi consiglio una vacanza e un mese di pilloline dopo la fuga dal Pelatino e ricordatevi che nulla accade per caso, almeno adesso sapete perché siete sole e che, in fondo, non è solo una vostra scelta.

L’IMPETTITO

In occasione del carnevale, sono stata invitata a una festa in maschera elegante, una di quelle feste dove si mangia male, anzi, malissimo, ma che servono, una volta uscite le foto sui rispettivi social network, a far morire di invidia i comuni mortali.
Qui ho avuto il grandissimo onore, secondo lui, di conoscere l’Impettito, un uomo tutto d’un peTTo, con il sorrisetto prestampato sulla faccia, un uomo viziato sin dalla nascita e che crede che la sua furbizia sia impareggiabile dai comuni mortali (figurarsi da creature inferiori quali sono le donne).
Prima di avvicinarsi a me l’Impettito ha fatto le sue ricerche, si è informato a dovere, d’altronde ogni ‘investimento’ deve essere cautamente ponderato e l’impettito sa bene che, siccome la natura non l’ha dotato di una grande bellezza ma è stata piuttosto avara nei suoi confronti, è meglio compensare con un’adeguata formazione per sorprendere l’ingenua preda di turno.
Così, cauto, nei suoi movimenti goffi e impacciati, si avvicina e comincia a parlare del suo lavoro, e, sapendo che io sono una povera scrittrice, esordisce parlando di quanto ami leggere e guardare film muti, di quanto sia importante mantenere il patrimonio culturale italiano etc…
Fino a qui tutto bene, tiro un sospiro e apprezzo lo sforzo, racconto a me stessa che non è bello ciò che è bello ma ciò che piace e altre stupidaggini simili.
Qualche giorno dopo, dopo aver seguito alla lettera il copione dalla furbizia che prevede un silenzio stampa di qualche giorno che dimostri alla preda quanto è impegnato, l’Impettito mi chiama per invitarmi a uscire e, sapendo che mi piace il vino buono, i luoghi un po’ nascosti ed eleganti, da vera bohemienne, mi propone un luogo speciale che soltanto in pochi conoscono e che potrebbe essermi d’ispirazione per il mio lavoro artistico.
Arriva il giorno e l’Impettito, puntuale, viene a prendermi sotto casa. Durante il tragitto mi fa tutte le domande del caso e mi ascolta, tiene a ribadire quanto lui sia diverso dagli altri e quanto non si fidi delle donne, scottato dal fatto che si approfittano sempre di lui e della sua disponibilità economica.

Arriviamo nel luogo, un bar elegantissimo ma soffocante.

L’Impettito apre la porta per farmi entrare, dimostrando la sua assoluta mancanza di buona educazione.

“Sono in trappola”, penso, ma è troppo tardi.

L’impettito si destreggia con un drink al pepe nero e foglie di salvia essiccate e, fidandomi, io lo seguo.
Dopo un po’, stufa di quel luogo soffocante, gli chiedo di andarci a prendere uno yogurt in piazza ma lui mi guarda allibito dicendo che prima di mischiarci alla massa preferisce prendere il suo abituale tè nero.
Arriva il cameriere con la scatola, lui sceglie il suo tè nero con l’espressione da intenditore ma non sa nemmeno come fare l’infusione e mi costringe a intervenire per aiutarlo al fine di non fargli spargere il tè per tutta la sala.

Esordisce con un “Non è quello che di solito prendo io”

“Ci risiamo, sono in trappola” penso nuovamente

Arriva il fatidico momento del conto:

“42 euro, facciamo 40” ci dice la cameriera con la sua migliore faccia da schiaffi

Lui arriva per primo, mi spintona e con il suo adorabile sorrisetto tira fuori il portafogli e io, da povera studentessa, cerco comunque di non fare brutta figura e tiro malvolentieri fuori la mia carta.

Qui però c’è un colpo di scena: lo spavaldo cavaliere si blocca e non riesce proprio a far uscire i soldi dal portafogli e io vedo la mia carta passare in mano alla cameriera facciadaschiaffi e direttamente nel pos.

I miei occhi seguono la scena a ralenti e penso immediatamente per quante settimane non dovrò mangiare per potermi permettere questo appuntamento, con un cesso atomico per giunta.

“Beh, grazie”

Mi guarda con quel sorrisetto beffardo e continua a far sprofondare il coltello nel mio piccolo cuore:

“Eh eh, ti sei proprio imposta, birbantella”

Non ci ho visto più, gli ho vomitato addosso i peggiori insulti e, una volta saliti in macchina, sotto shock, non sono riuscita a dire nulla.
Il locale lo ha scelto lui, un locale che io, da studentessa, non avrei mai scelto; ha scelto lui anche cosa e quanto bere ma è stata colpa mia, ovvio.
Stupida io che mi sarei accontentata di uno yogurt in piazza.
Ma non è finita: mi chiama, dopo avermi lasciata a casa per dirmi che mi sono sbagliata, che è stata colpa mia che mi sono imposta e che gli ho impedito di pagare o, almeno, di fare a metà e che lui aveva già preso i biglietti per portarmi, sapendo che mi piace, a vedere l’opera.
Però ha la decenza o l’indecenza anche di domandarmi un piccolo favore, “di portare in borsetta” il tesserino universitario in quanto ha pagato i biglietti ridotti, il mio universitario e il suo, usando il documento di sua nonna, over 65.

Un vero signore.

Ho chiuso la conversazione e bloccato il contatto ma mi rammarico di non avergli dato nemmeno un ceffone.